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Pierre Cambronne
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top
(francese)

«La garde meurt mais ne se rend pas!»

(italiano)

«La guardia muore ma non si arrende!»

(Pierre Cambronne a Waterloo)

mwbqPierre Jacques Étienne, visconte di Cambronne (Saint-Sébastien-sur-Loire, 26 dicembre 1770Nantes, 29 gennaio 1842) è stato un generale francese.

Contents

Note

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Biografia

Era il figlio di Pierre Charles Cambronne (1738-1784), commerciante di Nantes, e di Françoise-Adélaïde Druon, figlia di Charles Druon, avvocato e consigliere del re.

Cominciò la sua carriera militare durante la mwcwrivoluzione francese, quando si arruolò volontario nei mwdagranatieri dell'esercito repubblicano, e la proseguì durante il Consolato e l'mwdqImpero. Ebbe più volte modo di distinguersi nei fatti d'arme e fu ferito varie volte. mwdgNapoleone, per il suo valore, lo promosse mwdwgenerale di brigata, lo fregiò della mweaLegion d'onore e lo fece barone dell'Impero. Durante la campagna militare francese del 1814 fu ferito, ma riprese servizio al più presto, assumendo la difesa di mweqParigi; poi, sempre nel mweg1814, gli fu assegnato il comando militare dell'mwewisola d'Elba.

Fu promosso mwfqPari di Francia durante i mwfgCento Giorni e si distinse durante la mwfwbattaglia di Waterloo del mwga1815. Alla fine dello scontro, quando un generale mwgqinglese volle imporre la resa a lui e agli ultimi resistenti, sembra che abbia pronunciato in risposta il celebre insulto mwggMerde!. Secondo fonti più autorevoli la vera frase gridata dal giovane comandante fu: «La guardia muore, ma non si arrende!» Cambronne fu ferito, ma sopravvisse e venne assolto da un consiglio di guerra istituito dopo la mwgwrestaurazione dei mwhaBorbone di Francia; gli venne in seguito assegnato il comando della piazza di mwhqLilla dal mwhg1820 al mwhw1822.

Morì nel mwiq1842 e ricevette sepoltura nel Cimitero della Misericordia a mwigNantes.

La famosa parola di Cambronne

La parola di Cambronne fu pronunciata?

La realtà storica del fatto d'armi di mwjgWaterloo, che coinvolse Cambronne, è stata anch'essa oggetto di discussione storiografica. Una testimonianza a favore è data da un reduce francese del conflitto, Antoine Deleau, che all'epoca dei fatti aveva 25 anni e militava nel 2º mwkaReggimento Cacciatori Appiedati, comandato da Cambronne. Il soldato affermò di avere assistito all'evento poiché in quel frangente era a non più di due metri dal generale Cambronne.

I generali inglesi intimarono la resa al grido «Granatieri, arrendetevi!» e Cambronne, con i suoi disposti in quadrato, rispose «La guardia muore, ma non si arrende». Gli inglesi spararono e i francesi sotto il fuoco nemico prima ruppero le righe, ma poi ricostituirono il quadrato. Allora gli inglesi dissero «Granatieri, arrendetevi, sarete trattati come i soldati più valorosi del mondo!», ma Cambronne di nuovo rispose «La guardia muore, ma non si arrende» e i francesi a quadrato aprirono il fuoco. Allora furono tutti i soldati inglesi, non solo i generali, a implorare «Granatieri, arrendetevi, arrendetevi!».

A quel punto Cambronne, spazientito, avrebbe gridato la celebre parolaccia (mwkwMerde!, ovviamente in francese). Gli inglesi riaprirono il fuoco, massacrarono i francesi e colpirono al mwlacolbacco Deleau, che svenne. La testimonianza succitata va accolta comunque con molta cautela, poiché comparve nel mwlq1862, dopo la prima edizione de mwlgmwlwI miserabili di mwmaHugo.

Il capitolo XV dell'opera è proprio dedicato a Cambronne:

«Dire queste parole, e poi morire. Cosa c'è di più grande? Poiché voler morire è morire e non fu colpa sua se quell'uomo, mitragliato, sopravvisse.

Colui che ha vinto la battaglia di Waterloo non è Napoleone sconfitto, non è Wellington, che alle quattro ripiega e alle cinque si dispera, non è Blücher, che non ha proprio combattuto; colui che ha vinto la battaglia di Waterloo è Cambronne. Poiché fulminare con una tale parola il nemico che vi annienta, vuol dire vincere.
Dare questa risposta alla catastrofe, dire questo al destino, dare questa base al futuro leone, gettar questa ultima battuta in faccia alla pioggia della notte, al muro traditore d'Hougomont, alla strada incassata d'Ohain, al ritardo di Grouchy e all'arrivo di Blücher.
Portare l'ironia nel sepolcro, fare in modo di restar levato sulle punte dopo che si sarà caduti, annegare in due sillabe la coalizione europea, offrire ai re le già note latrine dei cesari, fare dell'ultima delle parole la prima, mescolandovi lo splendore della Francia, chiudere insolentemente Waterloo col martedì grasso, completare Leonida con Rabelais, riassumere questa vittoria in una parola impossibile da ripetere, perdere il campo e conquistare la leggenda, aver dalla sua, dopo quel macello, la maggioranza, è una cosa che raggiunge la grandezza di Eschilo.
La parola di Cambronne fa l'effetto d'una frattura: la frattura di un petto per lo sdegno, l'irruzione dell'agonia che esplode!»

La parola di Cambronne non fu pronunciata?

Esistono, da parte inglese, critiche all'episodio, incentrate, peraltro, sul modo in cui Cambronne fu catturato a Waterloo. Disposta la sua truppa in quadrato per l'ultima resistenza, egli si sarebbe messo a capo dei suoi, ma un temerario soldato, che a Waterloo militava nella legione tedesca, galoppò con il suo destriero irlandese fino al quadrato francese e catturò letteralmente al volo il troppo avventato, a suo dire, Cambronne.

Il francese fu stupito della mossa e disse solo: «Se sei un ufficiale... se sei un ufficiale, ecco la mia spada» in segno di resa. Costui era il mwngcolonnello Hugh Halkett, che sul campo quel giorno comandava le truppe dislocate dall'mwoaHannover. La testimonianza fu confermata anche dal reverendo William Leeke, che aveva allora 17 anni e a Waterloo prestava servizio come portabandiera del 52º mwogBattaglione di fanteria leggera dell'mwowOxfordshire.

Questa versione dei fatti è contestata e ritenuta completamente inattendibile dallo storico francese Henry Houssaye, che afferma al contrario che Cambronne venne catturato incosciente sul campo di battaglia, dopo essere stato gravemente ferito al viso ed essere caduto da cavallo; egli ritiene quindi impossibile che il generale fatto prigioniero secondo il racconto del colonnello Hackett fosse Cambronnecite-ref-1[1].

Per parte inglese si è dubitato dell'attribuzione della paternità del turpiloquio a Cambronne e la frase «La guardia muore, ma non si arrende» fu attribuita dagli stessi inglesi al generale mwqwClaude-Étienne Michel, che a Waterloo trovò la morte. L'aiutante di campo di Napoleone, il generale mwraHenri Gatien Conte di Bertrand, di ritorno da mwrqSant'Elena dove seguì l'imperatore in esilio, regalò alla vedova di Michel una pietra staccata dalla tomba dell'imperatore su cui era incisa in mwrgfrancese la frase «Alla Baronessa Michel, vedova del generale Michel, ucciso a Waterloo, dove egli rispose alle intimazioni del nemico con le sublimi parole: "La guardia muore, ma non si arrende"»cite-ref-2[2].

Gli eredi del generale Michel si rivolsero anche al mwtaConsiglio di Stato francese per sancire l'attribuzione della frase a Michel, ma il procedimento si concluse senza esito.

La parola a Cambronne

Va sottolineato che Cambronne in vita non ammise mai, né in pubblico né in privato, la totale paternità dell'insulto: era stato fatto visconte da mwvaLuigi XVIII, che gli aveva anche conferito l'onorificenza di mwvqCavaliere di San Luigi nel mwvg1819, e aveva sposato una mwvwlady inglese.

Un fatto come quello di Waterloo non lo avrebbe certo messo in una luce positiva ed egli stesso dovette giurare alla moglie di non aver mai pronunciato quell'insulto in quella circostanza. L'episodio sarebbe nato dalla fantasia dei giornalisti francesi che riportarono nei giorni seguenti la disfatta la cronaca della battaglia.

La moglie, Mary Osburn, mwwwscozzese di origine, era una donna nota all'epoca per la rigida tempra morale e una volta portò come suo contributo a un'esposizione di oggetti napoleonici organizzata dal comune di mwxaNantes un orologio. Lo regalò al marito il giorno in cui egli le giurò di non avere mai pronunciato a Waterloo la famosa parola.

Nonostante questo, durante un banchetto organizzato nel mwxg1830 in suo onore, Cambronne ebbe modo di dire ad alcuni commensali: «No, non ho detto "La guardia muore, ma non si arrende", ma, intimatomi di deporre le armi, ho risposto con alcune parole meno brillanti, certo, ma di una naturale energia».

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore

Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore

Commendatore dell'Ordine della Legion d'Onore

Grand'Ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore

Note

cite-note-11. H. Houssaye, mwagWaterloo, p. 406.
cite-note-22. mwbg(mwbwmwcaEN) John White, mwcqmwcgCambronne's Words, su mwcwnapoleon-series.org, www.napoleon-series.org. mwdaURL consultato il 3 maggio 2007.

Bibliografia

• Alfredo Accatino, mweaGli insulti hanno fatto la storia, Piemme, Milano 2005

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Collegamenti esterni

• citereftreccani-itCambronne, Pierre-Jacques-Étienne, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefdizionario-di-storiaCambronne, Pierre-Jacques-Étienne, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefsenat-fr(FR) Pierre Cambronne, su senat.fr, Senato francese.